Non è sempre rose e fiori, e anche i migliori sbagliano. Sembrano detti un po’ scontati, ma non c’è niente di più vero. Quello che si è  visto nell’ormai più che decennale storia di Google non è sempre stato coronato da successi. Esempi positivi non mancano, come un motore di ricerca che non ha mai sbagliato o una casella di posta che ha fatto storia per la sua leggerezza e la sua capienza. Ma ci sono stati anche dei fallimenti (o quasi). Come Blogger, il servizio di blogging comprato dalla Google e rapidamente invecchiato rispetto WordPress o Tumblr.
Come Jaiku (una sorta di Twitter preistorico) o Orkut (un social netowork). Piattaforme mai adeguatamente sviluppate.
In effetti, questo spunto offre la possibilità di aprire una parentesi importante sui modelli di business. Ovvero sull’effettiva possibilità di “fare dei soldi” con i social network. Chi lavora nell’ambiente afferma che sempre meno spesso si sente parlare di business legate alle piattaforme sociali. Con un unico risultato certo: ovvero tutte le aziende sono sulle grandi piattaforme per capire le potenzialità del mezzo, ma per il momento di acquisire non c’è voglia. Soprattutto in questo periodo di crisi.
Il problema vero è che nessuno ha un’idea precisa su come guadagnare, nessuno ha ancora trovato un modello di business sicuro e proficuo. Per il momento.
In molti hanno annusato puzza di bruciato in questo modello. La conferma è stata l’acquisizione da parte di una ditta russa del 1.9% di facebook per 200 milioni di dollari. Tantissimi soldi, ma comunque la metà che ha speso Microsoft per comprarne l’1.6% pochi mesi prima.