Geotagging

27 novembre 2009

In agosto avevano detto che avrebbero implementato anche la geolocalizzazione dei twitterers, per far si che i propri followers sapessero da dove sta twittando il proprio amico o la persona che ti sta seguendo. Qualche giorno fa, la svolta. La pubblicazione delle Api che ne permettono l’applicazione. Il geotagging, avviabile solo se l’utente lo vuole (opt-in), può essere comunque disabilitato quando meglio si crede. Per rendere possibile tutto questo hanno dovuto cambiare le policy sulla privacy, per ovvie ragioni.

L’applicazione di questa nuova funzione ha essenzialmente il sapore di puro marketing, ma ne avevamo già parlato in precedenza sempre su questo blog.

geotagging

Le nuove Api sulla geolocalizzazione aprono nuovi scenari di marketing

Si intravedono nuove prospettive per i quotidiani locali, che potranno indirizzare le notizie solo ai quei followers che abitano in una determinata zona (più o meno grande). Si pensi passeggiare in via Montenapoleone a Milano e ricevere tweet con le offerte dei negozi che sono vicini.

Per non parlare a livello stradale. Non sarebbe bello se l’Anas avvisasse i bolognesi dell’incidente in tangenziale, suggerendoti (magari con più tweet) una strada alternativa? O se a Roma una twittata ti avvisasse che vicino al quel ministero una manifestazione ha bloccato la strada? O ancora, se passando vicino ad un locale ti inviasse dell’evento del prossimo fine settimana? O magari che in quel centro commerciale un tweet ti avvisasse dello sconto che c’è sui detersivi o sulla birra?

Insomma, qua si sogna ad occhi aperti..

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L’ipotesi ventilava già da tempo, molto tempo. Ora sembra che si sia tradotta in realtà. Si chiamaBe-A-Magpie e assicura un guadagno da 400 dollari per un account da 30000 followers. E’ questa l’idea per dei messaggi pubblicitari nella timeline di ciascun utente followers, in versione di tweet, con un meccanismo che ricorda molto quello utilizzato da Google AdSense. C’è però chi storce il naso per diversi motivi. Diversi sono gli utenti che non approvano questo tipo di advertising per l’eventuale fastidio che può dare, per “l’intimità” persa tra chi segue e chi è seguito, e chi paventa addirittura violazioni di policy di Twitter e il conseguente ban dell’utente. Su questo però non c’è ancora nulla di certo, dato che per il momento le condizioni contrattuali di Twitter non trattano in modo esaustivo l’eventualità. Staremo a vedere..

Google strizza l’occhio a Twitter. Dopo il fallito (o era solo marketing?) tentativo di acquistare il più gran portale di nanoblogging, la grande G continua a fare le avance a Twitter. Lo ha affermato proprio il boss Larry Page al Google Zeitgeist Conference tenutosi recentemente a Londra, dove l’uomo che ha rivoluzionato la rete ha esternato la sua opinione su Twitter.
La sua intenzione è quella di creare un sodalizio tra le due aziende. Quindi collaborare restando divisi. Notizie peraltro confermate dai numerosi account che Google ha su Twitter. La domanda è: ma cosa faranno insieme le due star che cavalcano la rete? La risposta non è stata molto precisa: “Possiamo fare qualsiasi cosa insieme”. La cosa più facile è che si accorderanno per far si che le ricerche sui cinguettii si potranno vedere anche su Google. Perchè del resto si tratta di una bella fetta di mercato. Mercato che per il momento conserva gelosamente l’uccellino blu.