Redirect Iran

11 gennaio 2010

La notizia non è propriamente recente (risale quasi ad un mese fa), ma vale comunque la pena menzionarla. L’home page di Twitter è stata hackerata da un gruppo di hacker iraniani, che per circa un ora hanno fatto in modo che chiunque provasse ad accedere al servizio di microblogging, la richiesta venisse reindirizzata verso un’altra pagina web che si presentava in questo modo:

l'home page hackerata di Twitter.

Si pensa che l’attacco sia stato commissionato come ritorsione contro Twitter, strumento fondamentale durante le rivolte in Iran per le elezioni presidenziali avvenute all’inizio dell’estate dello scorso anno. Gli autori infatti si sono presentati come soldati del cyber esercito iraniano.

Annunci

TwitterSpam

22 luglio 2009

Succede anche questo: una nota azienda inglese di arredamento, la HabitatUK ,  taggando opportunamente gli hashtag con le recenti notizie iraniane, ha fatto in modo che chiunque ricercasse le notizie sulla rivolta iraniana comparisse il seguente cinguettio: “#MOUSAVI join the database for free to win a £1000 gift card“.
Questo ha provocato forti malumori tra gli utenti della rete, tanto da rendere costretta la Habitat a scuse ufficiali da parte dei dirigenti, incolpando un non meglio specificato dipendente di aver manomesso la loro macchina pubblicitaria.
La loro difesa è stata un laconico: “Abbiamo notato che i dieci tag più popolari sono stati associati ai nostri tweet pubblicitari, senza però nessuna autorizzazione da parte dei vertici aziendali”.
Sarà, ma i dubbi che l’abbiano fatto di proposito rimangono..
Hallah salvi la libertà di informazione! Due ore dopo la chiusura dei seggi per le elezioni presidenziali in Iran il presidente uscente Amhedinejad, con un comunicato stampa dichiara di aver vinto le elezioni con 8 milioni di voti in più rispetto le precedenti elezioni di quattro anni prima.
Qualche giorno prima del voto i sondaggi davanto vincente il leader riformatore Mousavi. In effetti il clima un clima un po’ “pesante” lo si prevedeva anche il giorno delle elezioni, quando i dipendenti del ministero dell’Interno sono stati tenuti fuori dai propri uffici dall’esercito. E lo stesso Mousavi è stato tenuto due giorni agli arresti domiciliari, assieme a numerosi politici oppositori “misteriosamente” scomparsi.
Dal giorno dello spoglio dei voti (diverse fonti anonime sostengono che non sono stati nemmeno contati), sono stati oscurati i cellulari, interrotte le linee telefoniche e le università controllate dall’esercito (con gli studenti barricati dentro).
Inquietante il trattamento tenuto nei confronti della stampa estera, con telecamere sequestrate, visti revocati e in moltissimi casi l’invinto non proprio invito a lasciare il paese. Insomma, quello che si evince chiaramente è il tentativo di controllare l’informazione.
L’unica alternativa per il popolo iraniano di trasmettere notizie è Twitter. Il famoso social network, con i suoi uccellini, stanno scavalcando i confini iraniani per trasmettere al mondo intero la vera realtà dei fatti. Costantemente, minuto per minuto, gli studenti, gli impiegati, i negozianti e chiunque abbia i mezzi per farlo stanno informando a chi li ascolta degli avvenimenti che si succedono nello stato mediorientale. Una grande prova di forza e di democrazia (comunque la si pensi) da parte di un popolo che non ci sta a subire la “farsa” di queste elezioni e che protesta -per la maggiorparte- civilmente. Polizia ed esercito invece rispondono con il manganello.
Un ottimo test anche per la rete, per internet, che dimostra anche in questa occasione la sua potenza e che trasforma l’urlo della protesta in semplici cinguettii. A dimostrazione del fatto che la penna ferisce più della spada. Anzi, forse questo è il caso di dire che il bit colpisce più di un manganello.