..e ora parla francese..

24 novembre 2009

Prosegue il lavoro di traduzione del social network blu nelle lingue europee. Dapprima partito solo in inglese, è stato poi tradotto in giapponese. E qui si è fermato per parecchio tempo. Poi, qualche mese fa la notizia che sarebbe stato tradotto in spagnolo, francese, italiano e tedesco.
Così all’inizio di questo mese è stata lanciato Twitter in spagnolo. Qualche giorno fa, invece, si è passati a quella francese.

Twitter in francese

Nell'immagine l'home page di Twitter in francese

La traduzione di Facebook (sono oltre 70 le lingue in cui è stato tradotto – tra cui anche il latino)  ha portato all’esplosione del numero di utenti iscritti al social network, che questo accada anche per Twitter? Sarebbe interessante vedere le statistiche degli utenti spagnoli che si sono iscritti a Twitter da quando il servizio è stato tradotto e monitorare questo dato per qualche mese. Da ricordare inoltre che la traduzione è avvenuta a costo zero (per Twitter) e qualche ora per gli utenti che si sono immolati nella -facile- traduzione.

Già ne avevamo parlato qualche post fa sulla traduzione di Twitter, in merito alla traduzione spagnola di Twitter: il 3 novembre è stata lanciata in produzione la versione spagnola. Il 19 la versione francese.

Ci faranno il regalo di Natale e avremo Twitter in italiano prima della fine dell’anno?

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Twitter Uomo del futuro

Interessante provocazione che prende spunto per constatare un utilizzo spesso inutile dei social network.

Facebook vs. Twitter

15 settembre 2009

Nelle grandi reti sociali che popolano la rete si può dire che loro due sono quelli che stanno riempiendo le pagine dei principali giornali mondiali. E a leggere gli articoli sembra che questo sia un autunno particolarmente caldo per i social network; grandi cambiamenti in vista, restyling, accordi commerciali, monetizzazione, e chi più ne ha più ne metta.
E mentre il primo sembra alleggerirsi di tutto quello che è in più, il secondo invece aggiunge qualche novità, “lasciando le porte aperte alla pubblicità” (come piace dire a Biz Stone). La versione leggera di Facebook (Facebook lite – bisogna impostare la lingua in inglese, uscire e poi rientrare) partita in via sperimentale negli Stati Uniti e in India è pensata per tutte quelle zone del mondo dove ci sono connessioni particolarmente lente anche se, una volta messa a punto, coloro che vorranno potranno usarla. Per questo motivo Facebook Lite è stato tagliato di tutte quelle applicazioni che lo rendevano decisamente pesante (pubblicità a parte).
La versione “pesante” di Twitter oltre ad avere la pubblicità nel sito, sarà a pagamento per le aziende che potranno beneficiare di una sorta di tweet-rassegna per monitorare i messaggi che parlano di una certa ditta.
Insomma, alla fine i due social network sembrano convergere. Con il risultato che il prodotto però sembra molto simile.

No more SMS in UK!

11 settembre 2009

Twitter ha bloccato il servizio SMS nella Gran Bretagna. Per adesso, gli unici paesi dov’è ancora possibile mandare SMS per aggiornare lo status sono gli Stati Uniti, il Canada e l’India. Inutile dire che con questa mossa ha perso il potenziale modello di business con cui è diventato famoso.
Nel Regno Unito è ancora possibile mandare i messaggi, mentre invece ne è stata disabilitata la ricezione. Nel blog di Twitter, Biz Stone, il co-fondatore di Twitter, scrive nel suo post che con un limite di 250 messaggi alla settimana per utente, la spesa annua si sarebbe aggirata attorno ai 1000 dollari (ad utente). Per i tre paesi rimasti invece è stato possibile negoziare con gli operatori mobili per avere una tariffa più agevolata. Accordo che non è stato possibile ottenere in UK.
Tuttavia, come qualche esperto nel settore dei cellulari ha incominciato a far notare, Twitter poteva fare dei pacchetti per tutti quegli heavy users per dialogare con i loro twitters via SMS. Tuttavia molti altri si sono mostrati irritati per la prossima interruzione del servizio. Molti utenti hanno confessato che smetteranno di usarlo. Insomma, praticamente tutti si sono stupiti che non siano riusciti a trovare una sorta di tariffa flat per i messaggi. Twitter infatti ha preso piede rispetto il rivale Jaiku (comprato e trascurato da Google) proprio perchè c’era la possibilità di interagire con il cellulare. Ma questo non è successo, con il risultato certo che Twitter ha perso una grossa fetta di mercato. Il disappunto, oltre che su Twitter, è spuntato anche su facebook.

Biz Stone conclude dicendo che Twitter farà il possibile in tutti i continenti del mondo per cercare di far comunicare i propri utenti con i cellulari. Qualsiasi stato che proporrà dei costi ragionevoli.

La cosa strana, dai documenti che ho consultato in rete, è che nessuno ha ipotizzato che Twitter in modo più o meno involontario voglia interrompere il servizio per sms. Un servizio che era a pagamento sia per Twitter che per l’utente finale. Probabilmente Twitter sta cercando di ipotizzare un modello di business che continui a basarsi sui celluari, ma che si sviluppi attraverso quei cellulari che hanno la possibilità di navigare su internet, sfruttando il fatto che entro breve la maggior parte dei telefonini saranno di ultima generazione (e con scheda wireless integrata). In questo modo non solo l’effetto sarà lo stesso (aggiornare il proprio status col telefonino), ma il costo verrà interamente scaricato sull’utente finale (che paga la connessione al proprio operatore).

Come si suol dire, giusto per rimanere in tema, due piccioni con una fava..

Twitter e musica

8 settembre 2009

Pensavo che il binomio twitter e musica non fosse così semplice da associare, ma evidentemente  mi sbagliavo. Sono molte le applicazioni e siti che danno la possibilità di ascoltare musica gratuitamente e addirittura i mezzi per mixare le canzoni.
Tra questi ultimi segnalo blip.fm: dopo una semplice iscrizione di pochi passi si può incominciare a twittare le canzoni tra un archivio pressochè infinito. Tra tutte c’è anche l’opzione per caricare i propri pezzi. Un modo come un altro per farsi conoscere.
Con Twisten.fm si può twittare la propria canzone preferita ed ascoltarla. Il difetto è che si può ascoltarla solo dopo averla twittata. E se non sono sicuro che sia proprio la canzone che volevo ascoltare?
Twiturm
fa la stessa cosa, ma in più ha la rollbar con la durata totale della canzone. Io nel 2009 la considero scontata, evidentemente twisten.fm no.
Con TWT.fm puoi ascoltare, twittare e condividere su facebook solo la preview della canzone (10 secondi), ma con il link ad amazon e Itunes per scaricarla ( = comprarla). C’è di meglio..
Tra i software da installare segnalo TwittyTunes, ovviamente gratuito, che permette di postare quello che stai ascoltando su twitter, facebook, last.fm e addirittura skype.

Twitter Hack Down

7 agosto 2009

06/08/09 15:30 (ora italiana) – Questa data rimarrà alla storia per  il primo attacco informatico massiccio ai social network, Twitter e Facebook in testa. Twitter, colpito in maniera molto pesante, è rimasto giù per parecchie ore. Facebook e Friendfeed sono invece insolitamente molto lenti. A chi li ha interpellati hanno dichiarato un laconico “stiamo indagando”. La conferma dell’attacco è stata data direttamente dal blog del boss di Twitter, Biz Stone.

Tecnicamente il tipo di attacco informatico subito si chiama Denial of Service (negazione di servizio), ovvero quando arrivano un sacco di richieste a quella pagina web tanto da rendere impossibile alle macchine di soddisfarle tutte. Il servizio è stato messo in ginocchio in tutte le parti del mondo, nessuno è stato risparmiato. Addirittura chi ha provato a collegarsi con il sito, un messaggio diceva di riavviare il pc per proteggersi dal rischio di infezioni.

La notizia ha avuto un eco mediatico mai visto prima, con servizi sui maggiori telegiornali mondiali e migliaia di post pubblicati in poche ore sulla blogosfera.

L’attacco è stato reso possibile da una vulnerabilità del sistema, ed è stato dichiarato dagli uffici newyorkesi di Twitter che il servizio verrà ripristinato solamente quando saranno in grado di correggere il bug, che per dovere di cronaca è accaduto un paio d’ore più tardi, anche se il servizio è andato a singhiozzo per tutto il giorno.

Molto interessante questo articolo di Alessio Balbi sugli scenari inquietanti che potrebbero esserci dietro gli attacchi ai social network dei giorni scorsi.

Smalltalkapp

2 agosto 2009

Questa applicazione è una delle migliori che abbia mai visto. In questo sito è possibile vedere il meteo degli Stati Uniti. Ma non è il risultato di chissà quali mega computer, satelliti o ingegneri. No, è molto più “semplice“. Non fa altro che navigare tra i più comuni social network della rete (Facebook e Twitter su tutti) e scandagliare gli status di tutti gli utenti. Se, all’interno dello status, compare una parola tra quelle considerate chiave e che sia comunque inerente al meteo, la processa (guardando in che zona geografica è l’utente) e carica la notizia in questa mappa tematica virtuale. A seconda del tempo che fa, la mappa si colora di un certo colore in quella zona. L’affidabilità è data dal numero di utenti. Più utenti affermano che piove, più la notizia è probabile che sia vera.

Ad esempio il sistema  trova nel circuito dei social network questa frase: “Totally just got soaked! Rain and hail!!” (Sono totalmente inzuppato! Pioggia e grandine!!). Analizza dove si trova l’utente, e inserisce nella mappa che in quel posto piove.

Ma c’è l’altro lato della medaglila. Ad esempio: il nuovo sistema operativo della Apple si chiama “Snow Leopard”. Il problema? Che tutti i commenti che la gente scrive sul nuovo Mac Os vengono “scambiati” per condizioni climatiche (e quindi sembra che nevichi sempre). I prodotti Apple hanno una percentuale di utilizzo piuttosto bassa, ma questo può comunque deviare significativamente le esatte condizioni climatiche.

In ogni caso è un sito interessante che fa capire come le reti sociali, se collegate tra loro, riescono con uno strumento virtuale a dare un’immagine effettivamente reale. 10 e lode.

E’ Time di Twitter!

26 giugno 2009

La copertina del Time dedicata a Twitter

La copertina del Time dedicata a Twitter

“And the winner is.. Twitter!”. Devono aver detto  più o meno così alla
redazione del Time, che in copertina hanno deciso di coronare Twitter come fenomeno dell’anno, aggiungendo anche che “Twitter cambierà il modo in cui viviamo”. Secondo il noto settimanale inglese, con il nuovo social network oltre a scambiare informazioni con gli amici o seguire le proprie star di hollywood preferite, si è creato il microgionalismo, e i recenti fatti iraniani ne sono una prova.
Perchè se mandare messaggi con i cellulari costa poco, distribuirli tramite i siti di social network costa ancora meno. Tutti i grandi giornali americani hanno il proprio account su Twitter e in 140 caratteri devono catturare l’atmosfera, il momento, l’eccitazione degli eventi che stanno seguendo. Insomma, 140 caratteri non sono un limite, ma una spinta alla creatività.

Per quel che riguarda il tempo speso su Twitter, l’uccellino rimane ancora nell’ultimo gradino del podio. La medaglia d’oro la vince Facebook, che con 14 miliardi di minuti (dati riferiti al solo mese d’aprile) sembra ormai irrangiungibile. Al secondo posto c’è MySpace con 5 miliardi di minuti. Ultimo, ma non meno importante appunto Twitter con 300 milioni di minuti; ma bisogna considerare due fattori: il primo che il tempo di Twitter è sicuramente sociologicamente più breve rispetto Facebook. E secondo che se Facebook nell’ultimo anno ha avuto un incremento di quasi il 700%, Twitter l’ha incrementato del 3712%. Insomma, potenzialità se ne intravedono..

Non è sempre rose e fiori, e anche i migliori sbagliano. Sembrano detti un po’ scontati, ma non c’è niente di più vero. Quello che si è  visto nell’ormai più che decennale storia di Google non è sempre stato coronato da successi. Esempi positivi non mancano, come un motore di ricerca che non ha mai sbagliato o una casella di posta che ha fatto storia per la sua leggerezza e la sua capienza. Ma ci sono stati anche dei fallimenti (o quasi). Come Blogger, il servizio di blogging comprato dalla Google e rapidamente invecchiato rispetto WordPress o Tumblr.
Come Jaiku (una sorta di Twitter preistorico) o Orkut (un social netowork). Piattaforme mai adeguatamente sviluppate.
In effetti, questo spunto offre la possibilità di aprire una parentesi importante sui modelli di business. Ovvero sull’effettiva possibilità di “fare dei soldi” con i social network. Chi lavora nell’ambiente afferma che sempre meno spesso si sente parlare di business legate alle piattaforme sociali. Con un unico risultato certo: ovvero tutte le aziende sono sulle grandi piattaforme per capire le potenzialità del mezzo, ma per il momento di acquisire non c’è voglia. Soprattutto in questo periodo di crisi.
Il problema vero è che nessuno ha un’idea precisa su come guadagnare, nessuno ha ancora trovato un modello di business sicuro e proficuo. Per il momento.
In molti hanno annusato puzza di bruciato in questo modello. La conferma è stata l’acquisizione da parte di una ditta russa del 1.9% di facebook per 200 milioni di dollari. Tantissimi soldi, ma comunque la metà che ha speso Microsoft per comprarne l’1.6% pochi mesi prima.