Twitter helps Haiti

13 gennaio 2010

A testimonianza di quanto oramai è diventato importante, Twitter è diventato indispensabile anche (e soprattutto) per la diffusione delle notizie in tempo reale. E quindi dopo la morte di Micheal Jackson, le rivolte in Iran, e anche il caso del terremoto in Abruzzo, in queste ultime ore è stato letteralmente preso d’assalto da tutti gli utenti del mondo per restare aggiornati (e in alcuni casi aiutare) sull’ultima devastante tragedia avvenuta poche ore fa ad Haiti. Sono migliaia gli aggiornamenti ogni secondo che vengono postati sulle ultime news ed immagini provenienti dal Mar dei Caraibi. Meta ogni anno di milioni di turisti e già duramente colpita da un uragano nel 2004, questo rappresenta l’ennesimo colpo di grazia per una nazione che sicuramente non si può annoverare tra le più ricche del pianeta.
Su twitter l’hashtag #helphaiti e #haiti continuano ad aggiornare la lista di sangue delle vittime del terremoto.
Mentre con lo tsunami avvenuto il 26 dicembre del 2004 nel sud est asiatico gli internauti comuni grazie ai loro blog e ai loro siti si sono resi partecipi nell’aggiornare la lista delle persone disperse – in molti casi superando sia in termini di tempo che in termini di qualità il lavoro delle varie istituzioni internazionali – si può comodamente affermare che Twitter ha preso di prepotenza il ruolo di informatore non ufficiale del mondo.

Il National Palace ad Haiti danneggiato dal tremendo sisma

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Redirect Iran

11 gennaio 2010

La notizia non è propriamente recente (risale quasi ad un mese fa), ma vale comunque la pena menzionarla. L’home page di Twitter è stata hackerata da un gruppo di hacker iraniani, che per circa un ora hanno fatto in modo che chiunque provasse ad accedere al servizio di microblogging, la richiesta venisse reindirizzata verso un’altra pagina web che si presentava in questo modo:

l'home page hackerata di Twitter.

Si pensa che l’attacco sia stato commissionato come ritorsione contro Twitter, strumento fondamentale durante le rivolte in Iran per le elezioni presidenziali avvenute all’inizio dell’estate dello scorso anno. Gli autori infatti si sono presentati come soldati del cyber esercito iraniano.

Twitter parla italiano!

12 dicembre 2009

Finalmente Twitter è stato tradotto in italiano. Come è successo per lo spagnolo e per il francese, Jenna Dawn nel blog ufficiale di Twitter ha scritto in data 10 dicembre un bellissimo post in italiano in cui annuncia finalmente che il social netowork vestito di blu ora parla in italiano. Nelle impostazioni del proprio account è possibile impostare la lingua.
Ora le lingue disponibili sono l’inglese, il giapponese, lo spagnolo, il francese e dulcis in fundo anche l’italiano. Bellissima l’immagine pubblicata nel post medesimo con l’uccellino che naviga su una gondola nelle acque veneziane che cinguetta: “Che c’è di nuovo?”. Ecco, inventiamoci la risposta, purchè sia rigorosamente in italiano!

twittter in italiano

L'immagine pubblicata sul blog di Twitter nel post scritto interamente in italiano per dire agli italiani che Twitter è stato tradotto in italiano

Geotagging

27 novembre 2009

In agosto avevano detto che avrebbero implementato anche la geolocalizzazione dei twitterers, per far si che i propri followers sapessero da dove sta twittando il proprio amico o la persona che ti sta seguendo. Qualche giorno fa, la svolta. La pubblicazione delle Api che ne permettono l’applicazione. Il geotagging, avviabile solo se l’utente lo vuole (opt-in), può essere comunque disabilitato quando meglio si crede. Per rendere possibile tutto questo hanno dovuto cambiare le policy sulla privacy, per ovvie ragioni.

L’applicazione di questa nuova funzione ha essenzialmente il sapore di puro marketing, ma ne avevamo già parlato in precedenza sempre su questo blog.

geotagging

Le nuove Api sulla geolocalizzazione aprono nuovi scenari di marketing

Si intravedono nuove prospettive per i quotidiani locali, che potranno indirizzare le notizie solo ai quei followers che abitano in una determinata zona (più o meno grande). Si pensi passeggiare in via Montenapoleone a Milano e ricevere tweet con le offerte dei negozi che sono vicini.

Per non parlare a livello stradale. Non sarebbe bello se l’Anas avvisasse i bolognesi dell’incidente in tangenziale, suggerendoti (magari con più tweet) una strada alternativa? O se a Roma una twittata ti avvisasse che vicino al quel ministero una manifestazione ha bloccato la strada? O ancora, se passando vicino ad un locale ti inviasse dell’evento del prossimo fine settimana? O magari che in quel centro commerciale un tweet ti avvisasse dello sconto che c’è sui detersivi o sulla birra?

Insomma, qua si sogna ad occhi aperti..

TwitPay

19 agosto 2009

PayPal apre le ali. Anche Paypal sfrutta Twitter per il suo business. La notizia sicuramente farà scalpore nell’ambiente perchè finalmente la più famosa banca online, quella più sfruttata per i pagamenti su internet, ha deciso di utilizzare Twitter per far si che gli utenti possano scambiarsi soldi.

Cos’è successo? Secondo quanto trapelato dagli esperti del settore sembra che Paypal abbia deciso di rilasciare le sue API per permettere agli sviluppatori di creare applicazioni per l’acquisto di software sui cellulari (Iphone e Blackberry in prima linea). Quindi Paypal per comprare programmi per cellulari. Ma non solo. Anche notizie ad esempio, oppure, come ha fatto la Microsoft con l’Xbox 360 per comprare giochi online. Insomma, questa novità sull’e-commerce sta spalancando orizzonti fino a poco tempo fa inimmaginabili, specialmente nei social network che stanno cercando in tutti i modi di monetizzare tutto il loro potenziale.

Il loro problema è che per adesso il mercato sembra ancora immaturo. Gli unici che sono riusciti a sfruttare questo spazio sono gli sviluppatori, forti del fatto che è molto più facile comprare un’applicazione per cellulare che una  notizia. Per quella bisogna vedere chi è disposto a comprarla e se il gioco vale la candela, anzi, il click.

E’ Time di Twitter!

26 giugno 2009

La copertina del Time dedicata a Twitter

La copertina del Time dedicata a Twitter

“And the winner is.. Twitter!”. Devono aver detto  più o meno così alla
redazione del Time, che in copertina hanno deciso di coronare Twitter come fenomeno dell’anno, aggiungendo anche che “Twitter cambierà il modo in cui viviamo”. Secondo il noto settimanale inglese, con il nuovo social network oltre a scambiare informazioni con gli amici o seguire le proprie star di hollywood preferite, si è creato il microgionalismo, e i recenti fatti iraniani ne sono una prova.
Perchè se mandare messaggi con i cellulari costa poco, distribuirli tramite i siti di social network costa ancora meno. Tutti i grandi giornali americani hanno il proprio account su Twitter e in 140 caratteri devono catturare l’atmosfera, il momento, l’eccitazione degli eventi che stanno seguendo. Insomma, 140 caratteri non sono un limite, ma una spinta alla creatività.

Per quel che riguarda il tempo speso su Twitter, l’uccellino rimane ancora nell’ultimo gradino del podio. La medaglia d’oro la vince Facebook, che con 14 miliardi di minuti (dati riferiti al solo mese d’aprile) sembra ormai irrangiungibile. Al secondo posto c’è MySpace con 5 miliardi di minuti. Ultimo, ma non meno importante appunto Twitter con 300 milioni di minuti; ma bisogna considerare due fattori: il primo che il tempo di Twitter è sicuramente sociologicamente più breve rispetto Facebook. E secondo che se Facebook nell’ultimo anno ha avuto un incremento di quasi il 700%, Twitter l’ha incrementato del 3712%. Insomma, potenzialità se ne intravedono..

Hallah salvi la libertà di informazione! Due ore dopo la chiusura dei seggi per le elezioni presidenziali in Iran il presidente uscente Amhedinejad, con un comunicato stampa dichiara di aver vinto le elezioni con 8 milioni di voti in più rispetto le precedenti elezioni di quattro anni prima.
Qualche giorno prima del voto i sondaggi davanto vincente il leader riformatore Mousavi. In effetti il clima un clima un po’ “pesante” lo si prevedeva anche il giorno delle elezioni, quando i dipendenti del ministero dell’Interno sono stati tenuti fuori dai propri uffici dall’esercito. E lo stesso Mousavi è stato tenuto due giorni agli arresti domiciliari, assieme a numerosi politici oppositori “misteriosamente” scomparsi.
Dal giorno dello spoglio dei voti (diverse fonti anonime sostengono che non sono stati nemmeno contati), sono stati oscurati i cellulari, interrotte le linee telefoniche e le università controllate dall’esercito (con gli studenti barricati dentro).
Inquietante il trattamento tenuto nei confronti della stampa estera, con telecamere sequestrate, visti revocati e in moltissimi casi l’invinto non proprio invito a lasciare il paese. Insomma, quello che si evince chiaramente è il tentativo di controllare l’informazione.
L’unica alternativa per il popolo iraniano di trasmettere notizie è Twitter. Il famoso social network, con i suoi uccellini, stanno scavalcando i confini iraniani per trasmettere al mondo intero la vera realtà dei fatti. Costantemente, minuto per minuto, gli studenti, gli impiegati, i negozianti e chiunque abbia i mezzi per farlo stanno informando a chi li ascolta degli avvenimenti che si succedono nello stato mediorientale. Una grande prova di forza e di democrazia (comunque la si pensi) da parte di un popolo che non ci sta a subire la “farsa” di queste elezioni e che protesta -per la maggiorparte- civilmente. Polizia ed esercito invece rispondono con il manganello.
Un ottimo test anche per la rete, per internet, che dimostra anche in questa occasione la sua potenza e che trasforma l’urlo della protesta in semplici cinguettii. A dimostrazione del fatto che la penna ferisce più della spada. Anzi, forse questo è il caso di dire che il bit colpisce più di un manganello.

Chi sapeva che la febbre suina ha anche infettato twitter? Almeno è quello che è sembrato nelle ultime 48 ore, dove migliaia di utenti di twitter hanno usato il loro servizio preferito per cercare informazioni sulla nuova malattia endemica che sta facendo paura al mondo intero e che lo stanno usando per condividere informazioni fresche provenienti dalle zone interessate (Messico, Texas, Kansas e New York).
E nonostante il recente twitter-entusiasmo sulla potenza della piattaforma in grado di allertare milioni di persone in modo immediato e decentralizzato, ci sono buone ragioni per essere dubbiosi sul ruolo forse “troppo facile” di generatore di panico sulla febbre suina (swine flu).
Prima di tutto si dovrebbe far notare che chiunque stia provando a dare un senso su come il “global brain” di twitter ha reagito alla febbre suina, è rimasto deluso.
Perchè chi ha cercato notizie sulla nuova malattia su twitter è rimasto malinformato e a sua volta ha gettato la gente di panico. Una piattaforma in grado di far dilagare la paura può solo produrre altra paura,  disinformazione e panico.
Detto questo, con l’esplodere della malattia sono nati subito diversi strumenti in grado di dare informazioni dettagliate, certe e precise (tra cui si segnala il Center for Disase Control, che per l’occasione ha creato anche un account su twitter) . Con twitter sembra che sia stato inserito solo del rumore di fondo: troppe conversazioni sulla nuova febbre sembrano motivate più per il desiderio di essere dentro la notizia o per guadagnare più popolarità.
In una situazione come questa, c’è qualcosa di patologico nelle persone nel voler inserire dei post con dentro le parole più ricercate sulla nuova pandemia per guadagnare dei followers in più.
Dall’altro lato, la twitter-paura della febbre suina ha ancora una volta provato come sia importante il contenuto e come nella maggior parte delle conversazioni su twitter questo sia mancato.
Comunque, in un contesto di pandemia globale, dove le televisioni stanno facendo del loro peggio per risaltare questa minaccia, avere milioni di persone che concentrano le loro paure in 140 caratteri e le spiattellano in pubblico potrebbe avere conseguenze disastrose.

Ci vorrebbe, come sempre, l’intelligenza di sapere quello che si scrive, ma soprattutto l’intelligenza di saper valutare quello che si legge.