Facebook vs. Twitter

15 settembre 2009

Nelle grandi reti sociali che popolano la rete si può dire che loro due sono quelli che stanno riempiendo le pagine dei principali giornali mondiali. E a leggere gli articoli sembra che questo sia un autunno particolarmente caldo per i social network; grandi cambiamenti in vista, restyling, accordi commerciali, monetizzazione, e chi più ne ha più ne metta.
E mentre il primo sembra alleggerirsi di tutto quello che è in più, il secondo invece aggiunge qualche novità, “lasciando le porte aperte alla pubblicità” (come piace dire a Biz Stone). La versione leggera di Facebook (Facebook lite – bisogna impostare la lingua in inglese, uscire e poi rientrare) partita in via sperimentale negli Stati Uniti e in India è pensata per tutte quelle zone del mondo dove ci sono connessioni particolarmente lente anche se, una volta messa a punto, coloro che vorranno potranno usarla. Per questo motivo Facebook Lite è stato tagliato di tutte quelle applicazioni che lo rendevano decisamente pesante (pubblicità a parte).
La versione “pesante” di Twitter oltre ad avere la pubblicità nel sito, sarà a pagamento per le aziende che potranno beneficiare di una sorta di tweet-rassegna per monitorare i messaggi che parlano di una certa ditta.
Insomma, alla fine i due social network sembrano convergere. Con il risultato che il prodotto però sembra molto simile.

Il “tagtitle” di Twitter

13 settembre 2009

Alle volte piccole modifiche possono cambiare molte cose, non solo nel mondo reale, ma a quanto pare anche nel mondo virtuale. La notizia è passata in sordina, tant’è che neanche i migliori se ne sono subito accorti. Il primo è stato (come al solito) TechCrunch. A quanto pare Twitter ha cambiato il campo “title” dei tweeters, ovvero il titolo della pagina web.

Mentre prima, se si faceva una ricerca su google del proprio nome, il risultato (SERP) riferito a Twitter era “Twitter / nickname”, oggi il risultato è “nome e cognome (nickname) on Twitter”.

Ma perchè è stato fatto? Le risposte possono essere molteplici. Prima tra tutte una maggiore visibilità e quindi un maggiore traffico sulla propria pagina di Twitter. Ma forse è stato pensato più che altro per le aziende, che in questo modo hanno la possibilità di far vedere sui motori di ricerca l’associazione “brand/nickname”, che non è poco..

No more SMS in UK!

11 settembre 2009

Twitter ha bloccato il servizio SMS nella Gran Bretagna. Per adesso, gli unici paesi dov’è ancora possibile mandare SMS per aggiornare lo status sono gli Stati Uniti, il Canada e l’India. Inutile dire che con questa mossa ha perso il potenziale modello di business con cui è diventato famoso.
Nel Regno Unito è ancora possibile mandare i messaggi, mentre invece ne è stata disabilitata la ricezione. Nel blog di Twitter, Biz Stone, il co-fondatore di Twitter, scrive nel suo post che con un limite di 250 messaggi alla settimana per utente, la spesa annua si sarebbe aggirata attorno ai 1000 dollari (ad utente). Per i tre paesi rimasti invece è stato possibile negoziare con gli operatori mobili per avere una tariffa più agevolata. Accordo che non è stato possibile ottenere in UK.
Tuttavia, come qualche esperto nel settore dei cellulari ha incominciato a far notare, Twitter poteva fare dei pacchetti per tutti quegli heavy users per dialogare con i loro twitters via SMS. Tuttavia molti altri si sono mostrati irritati per la prossima interruzione del servizio. Molti utenti hanno confessato che smetteranno di usarlo. Insomma, praticamente tutti si sono stupiti che non siano riusciti a trovare una sorta di tariffa flat per i messaggi. Twitter infatti ha preso piede rispetto il rivale Jaiku (comprato e trascurato da Google) proprio perchè c’era la possibilità di interagire con il cellulare. Ma questo non è successo, con il risultato certo che Twitter ha perso una grossa fetta di mercato. Il disappunto, oltre che su Twitter, è spuntato anche su facebook.

Biz Stone conclude dicendo che Twitter farà il possibile in tutti i continenti del mondo per cercare di far comunicare i propri utenti con i cellulari. Qualsiasi stato che proporrà dei costi ragionevoli.

La cosa strana, dai documenti che ho consultato in rete, è che nessuno ha ipotizzato che Twitter in modo più o meno involontario voglia interrompere il servizio per sms. Un servizio che era a pagamento sia per Twitter che per l’utente finale. Probabilmente Twitter sta cercando di ipotizzare un modello di business che continui a basarsi sui celluari, ma che si sviluppi attraverso quei cellulari che hanno la possibilità di navigare su internet, sfruttando il fatto che entro breve la maggior parte dei telefonini saranno di ultima generazione (e con scheda wireless integrata). In questo modo non solo l’effetto sarà lo stesso (aggiornare il proprio status col telefonino), ma il costo verrà interamente scaricato sull’utente finale (che paga la connessione al proprio operatore).

Come si suol dire, giusto per rimanere in tema, due piccioni con una fava..

Twitter e musica

8 settembre 2009

Pensavo che il binomio twitter e musica non fosse così semplice da associare, ma evidentemente  mi sbagliavo. Sono molte le applicazioni e siti che danno la possibilità di ascoltare musica gratuitamente e addirittura i mezzi per mixare le canzoni.
Tra questi ultimi segnalo blip.fm: dopo una semplice iscrizione di pochi passi si può incominciare a twittare le canzoni tra un archivio pressochè infinito. Tra tutte c’è anche l’opzione per caricare i propri pezzi. Un modo come un altro per farsi conoscere.
Con Twisten.fm si può twittare la propria canzone preferita ed ascoltarla. Il difetto è che si può ascoltarla solo dopo averla twittata. E se non sono sicuro che sia proprio la canzone che volevo ascoltare?
Twiturm
fa la stessa cosa, ma in più ha la rollbar con la durata totale della canzone. Io nel 2009 la considero scontata, evidentemente twisten.fm no.
Con TWT.fm puoi ascoltare, twittare e condividere su facebook solo la preview della canzone (10 secondi), ma con il link ad amazon e Itunes per scaricarla ( = comprarla). C’è di meglio..
Tra i software da installare segnalo TwittyTunes, ovviamente gratuito, che permette di postare quello che stai ascoltando su twitter, facebook, last.fm e addirittura skype.

Twitter a pagamento

7 settembre 2009

Dopo 50 milioni di utenti e un capitale di 55 milioni di dollari, dopo che tutto il mondo ne ha parlato, dopo una pseudio nuova rivoluzione iraniana ne ha fatto uso, dopo innumerevoli attacchi informatici subiti, dopo un numero indefinito di studi di settore, il CEO di Twitter ha dichiarato che entro breve l’ipotesi di creare account a pagamento divverrà realtà. Ancora da definire esattamente tutti i dettagli, ma ormai la decisione è presa. Sembra che, incluso nel prezzo, ci sia la possibilità di avere account certificati, per evitare spiacevoli furti d’identità. La nuova funzionalità a pagamento per ora è pensata per le aziende e Biz Stone ha assicurato che il servizio resterà gratuito gli utenti che ne faranno un utilizzo “normale”.

Il sito ReadWriteWeb ha fatto un sondaggio tra suoi lettori chiedendo quanto avrebbero accettato di pagare per conservare il proprio account Twitter. I risultati sono uno schiacciante NIENTE” (66%) seguito da “Meno di 5$ al mese” (19%). Vedremo quanto avranno intenzione di far pagare..

GeoTwitter

1 settembre 2009

Una volta, seduto sull’autobus magari per andare a scuola o a lavoro, non avresti mai immaginato non so, i gusti musicali della persona seduta accanto a te, o le preferenze a tavola piuttosto che i film preferiti. Tutto questo potrebbe succedere entro breve. Con Twitter. Al ristorante, a lavoro, in metropolitana ma anche a casa nel proprio appartamento potresti scoprire chi twitta nei paraggi e cosa twitta. Come? Con il nuovo sistema di geolocalizzazione che Biz Stone ha dichiarato di mettere a punto entro breve; rilasciando anche le API, in modo tale che chiunque ne abbia voglia possa sbizzarrirsi con queste nuove possibilità. Potrebbe essere un’ottima occasione per fare nuove conoscenze, per rispondere ai tweet o followare nuove persone. Io ci intravedo anche nuovi metodi di marketing. Pensate se, mentre percorri una via Veneto o una galleria Montenapoleone ti arrivano direttamente sul tuo cellulare, sul tuo account di twitter, le offerte dei negozi presenti in un raggio di pochi metri. Roba da  Minority Report.