Dopo gli Stati Uniti era il paese con il più alto numero di twitter inviati e ricevuti nel mondo. E in effetti la cosa non stupisce se si pensa che in Italia ci sono più cellulari che persone e come sappiamo il servizio lega molto con i telefonini. Quello che stupisce è l’interruzione di questo servizio che a quanto pare sembrava perfetto. A dire il vero la notizia è datata, molto datata, si parla di fine 2007, quando il team di Twitter decise di fermare momentaneamente il servizio per tutta una serie di motivi più o meno validi. Il fatto è  che molti lo utilizzavano con promozioni che ti pagavano quando ricevevi un messaggio, ma anche dettagli tecnici come il sovraccarico dei server di gestione dei cellulari. In pratica un servizio che arrancava. Allora hanno pensato di interrompere il servizio momentaneamente. Solo che ormai sono passati due anni, e in informatica e cellulari due anni sono un’eternità.
Ma da questo punto di vista Twitter non solo ha avuto problemi in Italia, ma anche in altri stati come l’Australia, l’Inghilterra e addirittura gli Stati Uniti. Anche qui servizio interrotto per gli alti costi di gestione sia parte dei gestori sia da parte degli utenti, anche se successivamente è ripreso.
E nemmno le grandi dichiarazioni fatte ad inizio del 2008 sembrano siano andate a buon fine. Era stato detto che entro il 2008 doveva esserci la versione di Twitter in italiano (mai vista),  e che sarebbe ripreso il servizio con gli sms (anche quello mai visto). Chissà per quanto tempo ancora i cingettii italiani rimarranno senza cellulare. Ma soprattutto, Twitter sarebbe in grado di sopravvivere solo in rete, senza il supporto mobile?

E’ Time di Twitter!

26 giugno 2009

La copertina del Time dedicata a Twitter

La copertina del Time dedicata a Twitter

“And the winner is.. Twitter!”. Devono aver detto  più o meno così alla
redazione del Time, che in copertina hanno deciso di coronare Twitter come fenomeno dell’anno, aggiungendo anche che “Twitter cambierà il modo in cui viviamo”. Secondo il noto settimanale inglese, con il nuovo social network oltre a scambiare informazioni con gli amici o seguire le proprie star di hollywood preferite, si è creato il microgionalismo, e i recenti fatti iraniani ne sono una prova.
Perchè se mandare messaggi con i cellulari costa poco, distribuirli tramite i siti di social network costa ancora meno. Tutti i grandi giornali americani hanno il proprio account su Twitter e in 140 caratteri devono catturare l’atmosfera, il momento, l’eccitazione degli eventi che stanno seguendo. Insomma, 140 caratteri non sono un limite, ma una spinta alla creatività.

Per quel che riguarda il tempo speso su Twitter, l’uccellino rimane ancora nell’ultimo gradino del podio. La medaglia d’oro la vince Facebook, che con 14 miliardi di minuti (dati riferiti al solo mese d’aprile) sembra ormai irrangiungibile. Al secondo posto c’è MySpace con 5 miliardi di minuti. Ultimo, ma non meno importante appunto Twitter con 300 milioni di minuti; ma bisogna considerare due fattori: il primo che il tempo di Twitter è sicuramente sociologicamente più breve rispetto Facebook. E secondo che se Facebook nell’ultimo anno ha avuto un incremento di quasi il 700%, Twitter l’ha incrementato del 3712%. Insomma, potenzialità se ne intravedono..

Hallah salvi la libertà di informazione! Due ore dopo la chiusura dei seggi per le elezioni presidenziali in Iran il presidente uscente Amhedinejad, con un comunicato stampa dichiara di aver vinto le elezioni con 8 milioni di voti in più rispetto le precedenti elezioni di quattro anni prima.
Qualche giorno prima del voto i sondaggi davanto vincente il leader riformatore Mousavi. In effetti il clima un clima un po’ “pesante” lo si prevedeva anche il giorno delle elezioni, quando i dipendenti del ministero dell’Interno sono stati tenuti fuori dai propri uffici dall’esercito. E lo stesso Mousavi è stato tenuto due giorni agli arresti domiciliari, assieme a numerosi politici oppositori “misteriosamente” scomparsi.
Dal giorno dello spoglio dei voti (diverse fonti anonime sostengono che non sono stati nemmeno contati), sono stati oscurati i cellulari, interrotte le linee telefoniche e le università controllate dall’esercito (con gli studenti barricati dentro).
Inquietante il trattamento tenuto nei confronti della stampa estera, con telecamere sequestrate, visti revocati e in moltissimi casi l’invinto non proprio invito a lasciare il paese. Insomma, quello che si evince chiaramente è il tentativo di controllare l’informazione.
L’unica alternativa per il popolo iraniano di trasmettere notizie è Twitter. Il famoso social network, con i suoi uccellini, stanno scavalcando i confini iraniani per trasmettere al mondo intero la vera realtà dei fatti. Costantemente, minuto per minuto, gli studenti, gli impiegati, i negozianti e chiunque abbia i mezzi per farlo stanno informando a chi li ascolta degli avvenimenti che si succedono nello stato mediorientale. Una grande prova di forza e di democrazia (comunque la si pensi) da parte di un popolo che non ci sta a subire la “farsa” di queste elezioni e che protesta -per la maggiorparte- civilmente. Polizia ed esercito invece rispondono con il manganello.
Un ottimo test anche per la rete, per internet, che dimostra anche in questa occasione la sua potenza e che trasforma l’urlo della protesta in semplici cinguettii. A dimostrazione del fatto che la penna ferisce più della spada. Anzi, forse questo è il caso di dire che il bit colpisce più di un manganello.
Non è sempre rose e fiori, e anche i migliori sbagliano. Sembrano detti un po’ scontati, ma non c’è niente di più vero. Quello che si è  visto nell’ormai più che decennale storia di Google non è sempre stato coronato da successi. Esempi positivi non mancano, come un motore di ricerca che non ha mai sbagliato o una casella di posta che ha fatto storia per la sua leggerezza e la sua capienza. Ma ci sono stati anche dei fallimenti (o quasi). Come Blogger, il servizio di blogging comprato dalla Google e rapidamente invecchiato rispetto WordPress o Tumblr.
Come Jaiku (una sorta di Twitter preistorico) o Orkut (un social netowork). Piattaforme mai adeguatamente sviluppate.
In effetti, questo spunto offre la possibilità di aprire una parentesi importante sui modelli di business. Ovvero sull’effettiva possibilità di “fare dei soldi” con i social network. Chi lavora nell’ambiente afferma che sempre meno spesso si sente parlare di business legate alle piattaforme sociali. Con un unico risultato certo: ovvero tutte le aziende sono sulle grandi piattaforme per capire le potenzialità del mezzo, ma per il momento di acquisire non c’è voglia. Soprattutto in questo periodo di crisi.
Il problema vero è che nessuno ha un’idea precisa su come guadagnare, nessuno ha ancora trovato un modello di business sicuro e proficuo. Per il momento.
In molti hanno annusato puzza di bruciato in questo modello. La conferma è stata l’acquisizione da parte di una ditta russa del 1.9% di facebook per 200 milioni di dollari. Tantissimi soldi, ma comunque la metà che ha speso Microsoft per comprarne l’1.6% pochi mesi prima.

Console e Twitter

9 giugno 2009

ps3, xbox, wii

ps3, xbox, wii

Si è discusso molto del binomio tra console e social network nella fiera dei videogames che ogni anno si tiene a Los Angeles in questi giorni. La fiera si chiama E3 (profetico visto che sono tre le maggiori consolle in commercio: Ps3, Xbox e Wii). Per quel che riguarda la Xbox (e quindi Microsoft) è stato anticipata “una più stretta collaborazione tra Xbox 360 e le più popolari piattaforme di social network”, Facebook e Twitter in prima fila, direttamente accessibile tramite network Xbox Live invece che dallo schermo del computer. Restiamo in attesa di sviluppi..